NIGHTGUIDE INTERVISTA L’ALBERO

 “Oltre quello che c'è” è il disco di esordio de l'Albero, il progetto solista in italiano di Andrea Mastropietro, voce e chitarra dei The Vickers.
Noi di Nightguide l'abbiamo intervistato per l'uscita dell'album e siamo lieti di farvelo conoscere.


NG. Raccontaci un po' de L'Albero e del percorso artistico di Andrea.

AM. Il progetto Albero nasce nei primi mesi del 2015 con una cover di un pezzo di Lucio Battisti, Nel cuore nell'anima. Ho iniziato dalle basi, per me Battisti è la base necessaria per la musica italiana che amo, e quella che voglio fare. Sono partito da una cover per cimentarmi la prima volta con la lingua italiana, visto che con i Vickers vengo dall'inglese, il risultato è stato buono e la cosa è andata bene, quindi con fiducia ho iniziato a scrivere pezzi in italiano, la cosa mi ha sorpreso positivamente, alla fine ho raccolto un numero tale di canzoni per pubblicare il mio primo disco.

NG. L'ascolto di questo tuo primo lavoro da solista è stato un viaggio tra gli il buon umore e la psichedelia dei decenni 60 e 70. Sembra davvero di ascoltare un vecchio 33 giri scovato in una bella collezione. Raccontaci quella che è stata la tua esperienza nel progettare questo album.
AM. Come dicevo, è iniziato un po' così per gioco, non credevo che la cover di Battisti potesse dare un seguito al progetto dell'Albero, invece sono stato sorpreso io stesso. Giorno dopo giorno il disco cresceva e maturava. Ho suonato tutti gli strumenti, eccetto la batteria (Marco Biagiotti) e qualche sintetizzatore (Francesco Taddei, Technicolor Dischi), ho prodotto l'album e l'ho anche quasi mixato tutto da solo, è stato un lavoro che mi ha coinvolto a 360 gradi, ma è stato estremamente piacevole, rifarei tutto. Gli ascolti che ho fatto nel corso di questi due anni chiaramente mi hanno influenzato nelle scelte. Ho ascoltato tanta musica italiana che da troppo tempo non finiva nel mio stereo, un po' di tutto, dai grandi autori di musica per film come Piero Umiliani, Piero Piccioni, Franco Piersanti, band progressive come Le Orme, Battisti sempre, Palo Conte, Bennato, potrei andare avanti per oreE' stato bello per esempio usare i sintetizzatori come mai avevo fatto, uno strumento che reputo molto molto italiano. Ne abbiamo fatto un grande uso negli anni settanta soprattutto, e lo abbiamo usato molte spesso meglio degli altri.

NG. Come pensi che questo registro espressivo possa sposarsi con il pubblico di oggi? A chi ti volevi rivolgere?
AM. Credo che quello che faccio si sposi bene con un certo tipo di pubblico, di sicuro non è lo stile espressivo che va per la maggiore in questo momento in Italia, ma credo ci sia spazio anche per questo, credo che ci sia spazio anche per chi si muove in territori diversi rispetto alle cose che vanno dominano le classifiche in questo momento. Quando ho scritto le canzoni non mi sono chiesto a chi mi stavo rivolgendo, è una considerazione che ho fatto quando ho ascoltato il disco dall'inizio alla fine, e credo sia un disco un po' per tutti, o almeno mi piace pensarlo per tutti. So che ci saranno quelli che lo capiranno di più e quelli che non approfondiranno certi aspetti, ma fa parte del gioco...

NG. C'è un brano al quale ti senti più legato?
AM. Niente più e Dichiarazione perchè sono tra i primissimi brani che ho scritto in italiano.

NG. Continuerai da solista o tornerai a lavorare con la tua band?
AM. Il lavoro con la mia band, The Vickers, continua sempre ininterrottamente, anzi siamo in un momento in cui stiamo lavorando alle nuove canzoni. Con l'Albero credo che il mio percorso non finisca qui, ho appena cominciato!

NG. In un prossimo progetto hai qualcuno con cui ti piacerebbe collaborare?
AM. Ce ne sono tanti, adoro i Calibro 35, Dente, Iosonouncane,  i Verdena, sono tra i primi che mi vengono in mente e tra quelli che stimo di più della musica italiana attuale.

NG. Dicci cos'è per te la musica in tre parole.
AM. Spirito, passione, fede.

NG. Cosa ti aspetta adesso?
AM. Adesso mi aspetto di raccogliere tutto quello che posso con il mio disco di debutto "Oltre quello che c'è", sono partito con nessuna aspettativa, prendendo tutto quello che può venire, e per ora sta andando tutto alla grande, il disco va bene e stanno arrivando anche tanti concerti.

NG. Ci sarà un tour?
AM. Ho già iniziato con le date, ho già suonato con Dente alla Flog a Firenze, è stato un piacere aver diviso il palco con lui, poi suonerò nella mia zona, Firenze e dintorni, poi Milano, Ravenna, Roma...invito ad andare sulla mia pagina facebook per controllare l'aggiornamento di tutti i concerti in programma!

NG. Raccontaci 3 album (spazia pure in tutta la musica) che non potrebbero mai mancare nella tua collezione.
AM. Highway 61 di B. Dylan, anche se potrei mettere l'intera trilogia elettrica. Highway 61 però secondo me è quel disco di Dylan che mette insieme tutto, e lo fa in un modo perfetto perchè include tutto il meglio dell'artista, il suo percorso, dagli inizi folk alla svolta elettrica, ed è un opera che raccoglie le novità del linguaggio espressivo del rock alle radici della musica americana, il blues, il folk, il jazz. Vede la partecipazione di musicisti straordinari, musicisti americani, che insieme a Dylan avrebbero creato la musica rock americana moderna.  Il White Album dei Beatles perchè è unico. E' l'album meno perfetto dei quattro, è doppio, ci sono tante canzoni, forse troppe. Si spazia dalle intime ballate acustiche a episodi selvaggiamente rock come Helter Skelter...i suoni di quel disco mi fanno letteralmente impazzire, per non parlare delle canzoni, che come sempre nei dischi dei Beatles sono così belle da non crederci. Amore e non amore di Lucio Battisti. Insieme ad Anima Latina uno dei dischi più sperimentali. E' un disco quasi progressive ma che arriva prima della progressive, per di più fatto da Battisti, che fino ad allora aveva sicuramente dato dimostrazione di saper sperimentare, ma non come in Amore e non amore. Il disco è suonato da futuri elementi della PFM,Area e Formula 3, i musicisti che Battisti amava. Tutto suonato in presa diretta, il risultato è strabiliante. Gli strumentali sono una grande dimostrazione delle capacità di Battisti. Questo è quello che vorrei trovare sempre in un album, canzoni orecchiabili ma non banali, originalità, varietà. Non si può chiedere di più.

Intervista a cura di Luigi Rizzo
 
 
 

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