Intervista a Cristina Leone Rossi,  autrice del romanzo "Non trovo più parole"

Intervista a Cristina Leone Rossi, autrice del romanzo "Non trovo più parole"

Cristina Leone Rossi è nata il 25 aprile 1998; studia recitazione ed è iscritta al Dams all'università RomaTre. Sulla sua passione per la scrittura l'autrice afferma: «Niente è scrittura. Niente è letteratura. Ma tutto può diventarlo se è l'unica cosa che ti permette di rendere reale l'invenzione, di rendere credibile la finzione. Esserne l'artefice è un privilegio per il quale sono disposta a spendere ogni energia ed ogni giorno di vita che mi è concesso». Il suo primo romanzo, “Non trovo più parole”, è in preordine nella pagina di crowdfunding della casa editrice Bookabook.
 
«Ci presenti il tuo romanzo Non trovo più parole?».
“Certo. Il mio romanzo, “Non trovo più parole”, è stato scritto in un periodo buio, si può dire, nella prima quarantena che questo marzo ci siamo ritrovati tutti. Condividere e ad abitare. Le soluzioni in quel periodo, per come stavo vivendo questa drammatica situazione, erano due. Sprofondare nello sconforto, o cercare di prendere tutta quella paura e tentare in qualche modo di esorcizzarla. E così è stato. È nato Edoardo Timbri. Un uomo cinico e divertente, vivo e pulsante, perché uomo come tutti noi, uomo come ce ne sono tanti. Volevo anche parlare della scrittura. Di ciò che penso, delle opinioni che con il tempo mi sono potuta fare al riguardo, e quale miglior modo se non vestire il mio protagonista come uno scrittore celebre che vive della sua passione? Per suo merito, ho espresso opinioni anche estreme, che io mai mi sarei azzardata a dire e a rivelare, quindi me ne sono “lavata le mani” e l'ho fatto dire al mio sessantenne scrittore e grandissimo oratore, a suo modo. La drammaticità della situazione mi aveva fatta riflettere ampiamente anche nell'accezione del 'tempo'. Infatti, non a caso, qui da subito avviene una dichiarazione di intenti con uno scorrere del tempo che ha fin da subito la volontà di esprimere una scadenza. Edoardo Timbri, scopre di aver da vivere gli ultimi sette giorni della sua vita, in seguito ad aver appreso una notizia che lo metterà in condizioni di cercare, forse per l'ultima volta, di servirsi delle parole che da sempre sono state sue compagne fidate di vita, per salutare le persone a lui care. Mi incuriosiva mettere una scadenza ad uno scrittore con l'imminente compito di non poter più permettersi di giocare con le parole, o servirsene per costruirsi un mondo “altro” da lui dove rifugiarsi o dove scappare, ma per parlare di vita. La sua.”
 
«La tua opera non è ancora stata pubblicata, perché si sta svolgendo una campagna di crowdfunding con preordine del libro sul sito della casa editrice Bookabook. A che punto è la campagna, e come si può aderire? Come mai hai deciso di sottoporre il tuo progetto a Bookabook?».
“Io ho appreso con più fermezza da un anno a questa parte che vorrei intraprendere seriamente la strada della scrittura. Semplicemente perché mi sveglio con la volontà di uscire e cercare vita o stralci di esistenza, da poi trascrivere e raccontare. Scrivo da quando sono bambina, ma più per spiegarmi le cose o volerle vedere con più chiarezza, ma prima è sempre stato circoscritto all'ambito privato o alla scuola. Con questo romanzo sentivo il bisogno di essere letta. Di incontrare occhi che avessero la voglia di fermarsi per un po' sulle mie parole. Niente di più bello per la gioia di chi vuol scrivere. Così, mi sono affidata alla casa editrice bookabook, scoperta per caso, e ho tentato una strada, che per il momento mi sembrava più percorribile. Anche per mettermi alla prova e constatare se effettivamente posso cercare di inseguire il mio sogno. Ritengo sia interessante il lavoro di questa casa editrice che mette tutti in uno stesso livello, mettendo luce sulla meritocrazia e sulle capacità di chi scrive, senza favoritismi o conoscenze che possono venir in gioco quando si bussa ad una casa editrice che non attua una campagna di crowfunding. Interessante anche per un possibile editore, vedendo subito le capacità vere di un autore, riscontrandolo immediatamente quando il libro è disponibile alla curiosità dei lettori. Per effettuare il pre ordine, c'è un link, che porta direttamente al sito di bookabook, e sotto il nome di Cristina Leone Rossi, cercando “Non trovo più parole” si può leggere l'anteprima (le prime dieci pagine) disponibile e se incuriositi e affascinati al punto da voler sapere come prosegue la lettura, si può effettuare il pre ordine. La mia campagna devo dire sta andando molto bene. Solo nella prima settimana dall'uscita del lancio, le prime 250 copie sono state vendute, per un massimo di 350 copie per raggiungere l'ultimo obbiettivo. Per ora me ne mancano una sessantina per raggiungere il traguardo finale. Che mi auguro non tarderà ad arrivare.”
 
«Come descriveresti il protagonista del tuo romanzo, Edoardo Timbri? Quali sono state le fonti di ispirazione per la delineazione della sua figura?».
“Edoardo Timbri è un uomo che ha compiuto il sessantesimo anno. È un uomo con una grossa esperienza alle spalle, sia in abito lavorativo che personale nelle relazioni. È un uomo che è arrivato all'apice del suo successo, vestendo gli abiti di uno dei migliori scrittori romani. Questo per me era un dato interessante da raccontare, partendo da una distanza immensa per quanto riguarda il mio dato anagrafico e la mia esperienza personale. Probabilmente volevo mettermi nei panni di una persona che “ce l'ha fatta” e che può sentirsi “leggero” perché vive di ciò che più al mondo ama. Uno dei più grandi privilegi nella vita. Le fonti di ispirazioni possono essere tantissime, le più disparate, o nessuna. In quale modo, ora che l'ho scritto, rifletto che in qualche aspetto possa quasi definirlo un mio 'alter ego', o un mio desiderio nel diventare una persona privilegiata nel vivere di ciò che più l'appassiona. Da quando sono arrivata a Roma, ho incontrato molto personaggi che rivestivano ruoli che vivono di questo meraviglioso privilegio, chi lavora nel mondo del cinema, dello spettacolo e nella scrittura. Ma volevo fare un passettino in avanti. Volevo andare oltre alla figura e al 'personaggio' che vediamo in televisione, e scoprire cosa si nasconde dietro a tutti quei luccichii. Forse con Edoardo, in qualche modo, posso dire di esserci riuscita. Rompendo il vetro della distanza che la fama mette tra un personaggio pubblico e i suoi spettatori, e mostrando quel che ne rimane. Un uomo. Con i suoi vizi, i suoi mille difetti e le sue immense paure.”
 
«Edoardo Timbri afferma nell'opera: “Morire non mi spaventa”. È un uomo realizzato, che ha assaporato a fondo la vita e forse, e sottolineo forse, è pronto ad abbandonarla. Vorresti condividere con noi qualche punto della tua lista, che tutti prima o poi compilano, delle cose da fare prima di morire?».
“Non ho mai pensato ad una possibile 'lista pre-morte'. Sembra strano probabilmente dall'autrice che ne ha fatto un romanzo. Forse perché quando si scrive una storia non si pensa quasi mai che a noi possa accadere altrettanto. Non so come reagirei se mi trovassi nella medesima situazione di Edoardo Timbri. Magari distante da come vive lui il tutto, o magari alcuni punti mi troverei a condividerli. Sicuramente vivrei gli ultimi giorni a pieno. Come mai prima. Forse farei cose che non avrei mai immaginato. Probabilmente asseconderei alcune follie che in situazioni normali mi asterrei nel farle. Ma magari mi perderei e mi butterei nel più buio sconforto. Certo è che scriverei parole, e come Edoardo Timbri cercherei di salutare nel miglior modo possibile (se mai esistesse un modo corretto) le persone a me care. A partire dalla mia famiglia. Credo che mi lancerei con un paracadute da un aereo. Questo lo farei. Almeno una volta nella vita bisognerebbe provare quell'ebrezza che ti regala nello spavento e nell'adrenalina vent'anni di vita vera.”
 
«Hai frequentato una scuola di scrittura prima di cimentarti nella stesura della tua opera, o sei un'autodidatta? Che consigli senti di dare a chi vuole provare a scrivere un romanzo?».
“Non ho frequentato scuole di scrittura. Ho frequentato per un anno un'accademia di recitazione, e credo che quella assieme alla danza e al mio modo di guardare le cose e il mondo, sia la vera scuola di scrittura. Chiaramente leggere aiuta, ma più per stare meglio e semmai affinare la tecnica, ma credo che scrivere sia un bisogno. Una necessità. E le scuole possono aiutare a crescere, ma non ad insegnarti ad avere dentro te quel pulsante motore che ti fa prendere un pezzo di carta e scrivere sopra parti della tua anima. Se dovessi dare un consiglio a chi volesse intraprendere questa strada, anche se non mi sento per niente nella posizione di darne visto che mi sento di più nella fase di chi deve riceverne ancora molti, direi semplicemente di scrivere. Non di pensare di farlo. Ma di fare. Farlo. Vivere le cose in modo intenso. Tutte. Qualunque. E solo così poi le storie che verranno fuori dalla propria pancia non saranno mai storie di 'plastica', ma quanto più vere perché sentite con il cuore e con i piedi che sono usciti per la strada e se le sono andate a prendere. L'ho fatto dire al mio personaggio Edoardo Timbri, ma è chiaramente un mio pensiero, uno dei pensieri in cui più credo, ovvero che le storie ci stanno intorno. Non hanno paura di noi, anzi. Le storie non aspettano altro che un po' di coraggio le prenda e se le porti via per essere trascritte e farle vivere su carta. La scrittura è il modo più viscerale di sconfiggere l'oblio e l'effimero dato dalla memoria. Se le cose nella vita succedono, sono successe e basta. Ma se le cose succedono nella vita, e poi si raccontano, sembra che siano successe di più. Si spostano le cose dalla memoria, che per definizione è effimera, all'immortalità che da l'inchiostro. È una bella responsabilità. Forse la più bella. E credo che così facendo si possono vivere mille vite. E non sentirsi mai veramente soli.”
 
«Che significato hanno le parole per te?».
“Le parole sono armi. Sono coltelli che incido sulla nostra pelle, arrivandoci fino all'anima. Sono potenti. Sono curative. Sono violente. Sono romantiche e poetiche. Sono le uniche che ci ricordano che non siamo animali, ma esseri umani dotati di pensiero che possiamo esprimere proprio attraverso la parola. Le parole ci fanno incontrare. Ci danno la possibilità di relazionarci e di non restare soli nella nostra bolla protettiva. Le parole sono responsabilità che ognuno di noi è chiamato a farsi carico, e chi scrive ancor di più. Veicolando messaggi, pensieri, opinioni. Ma danno anche sollievo. Riescono a costruire mondi e vite parallele, ci salvano dalla monotonia e da un'esistenza che magari non ci piace e non ci fa star bene. Le parole hanno questa magia di crearci altri luoghi dove sognare e dove noi possiamo ricominciare da capo, e vivere di più e con più intensità. Nel mio caso specifico, le parole sono la cosa migliore che potessi avere e che potessi conoscere. Mi fanno vedere meglio il mondo, capirlo, accettarlo. E magari, con un po' di fortuna, riscriverlo.”
 
«Da Non trovo più parole: “Quando c'è la vita, una settimana è come un granello di sabbia perso in una spiaggia. Insignificante ed inutile”. Nella tua opera si riflette molto sul concetto di tempo. Quali messaggi hai voluto veicolare attraverso la storia di Edoardo Timbri?».
“Il tempo è costante e vibrante per l'intera narrazione. È un mostro che ci divora l'esistenza e con sé la vita. Tutti hanno paura del tempo, solo perché sappiamo cosa accadrà inevitabilmente quando quello che ci hanno dato in dotazione arriva ad esaurirsi. Per la paura di cosa accadrà alla fine, etichettiamo il 'tempo' come qualcosa di orribile. Qualcosa da cui guardarci le spalle e non affidarci mai completamente, dimenticandoci quanto il tempo sia vitale e essenziale e soprattutto speciale. Nasciamo con la consapevolezza che un giorno moriremo e smetteremo di esistere, quindi non dovremmo avere così tanta paura di vivere perché è come essere già morti se ci soffermiamo su questo dato che purtroppo è e non può non essere così. Con il tempo dovremmo farci pace, perché può esserci amico. Ci regala un sacco di cose, mille emozioni e anche dolori, che sono necessari per vivere al meglio la felicità quando ci sorprende con il suo arrivo. La cosa più importante che abbiamo, è quella che più ci fa paura, perché il tempo è la sola cosa che non possiamo comprare e nelle relazioni interpersonali dare a qualcuno il nostro tempo è la cosa più grande e coraggiosa che possiamo fare, perché nessuno ci ridarà indietro quel tempo, che a mio parere non è mai perso. Si impara sempre qualcosa, e a distanza di mesi, anni, si comprende poi la totalità dell'opera, e per arrivare ad un punto è stato necessario magari proprio quel passaggio di tempo che in quel momento ci sembrava inutile e perso. La vita è come un libro. Per comprenderla è necessario darle tempo. E quando l'orologio incomincia a cronometrarci la vita, allora lì si ha la possibilità di fare un viaggio introspettivo per fare il punto della situazione, quel che per l'appunto fa, forzatamente, Edoardo Timbri. Nel romanzo ci sono moltissime riflessioni delle più diverse tematiche. Una tra queste 'il condizionamento' che una notizia può sconvolgere la nostra esistenza e portarci a stravolgere il nostro comportamento affidandoci totalmente a quel dato che noi siamo venuti a conoscenza. Non sempre è giusto, ma viviamo in una società in cui il condizionamento è un dato costante, e chi sopravvive sono le persone che riescono a non lasciarsi coinvolgere e trascinare troppo dalle notizie che ci vorticano intorno, anche se non è sempre facile. L'amore è un filo rosso che permea l'intera opera, assieme alla poesia. Che non è una poesia ricercata, ma tratteggia e ricalca la vita, la cosa più poetica che esiste. L'amore in ogni suo lato, per gli altri e specialmente per sé stessi, con la possibilità di scoprire oramai tardi, che il solo amore che non siamo stati in grado di mostrare era verso noi stessi.”
 
Titolo: Non trovo più parole
Autore: Cristina Leone Rossi
Genere: Narrativa contemporanea
Casa Editrice: Bookabook
Pagine: 111
Prezzo: 14,00 € (cartaceo); 6,99 € (eBook)
Data di consegna prevista: Giugno 2021
 
Contatti
https://www.instagram.com/crirossicri/?hl=it
https://www.facebook.com/cristina.rossi.338
https://bookabook.it/
 
Link per il crowdfunding e il preordine del libro Non trovo più parole
https://bookabook.it/libri/non-trovo-piu-parole/
 
 

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