MYSTIC JUNGLE: L'INTERVISTA AL DJ/PRODUTTORE NAPOLETANO DARIO DI PACE PER IL NUOVO ALBUM 'SUNSET BREAKER'

MYSTIC JUNGLE: L'INTERVISTA AL DJ/PRODUTTORE NAPOLETANO DARIO DI PACE PER IL NUOVO ALBUM 'SUNSET BREAKER'


”Sunset Breaker" è il secondo album e arriva dopo il successo dell'EP "Deviant Disco" di qualche anno fa. Raccontaci cosa è successo in questi anni, ti sei dedicato alle collaborazioni per altri progetti, hai fatto ricerca musicale o cosa?
Non è facile riassumere in poche righe più di tre anni di lavoro, anche perché il tutto si è svolto in modo non lineare. Ho scritto, riscritto e rielaborato più volte i brani che, accorpati, sarebbero poi diventati Sunset Breaker; rilasciato una quindicina di uscite discografiche sui cataloghi annessi e connessi a Periodica/Futuribile, partecipando a volte come produttore creativo, altre come esecutivo, altre ancora come curatore (nel caso di ristampe o raccolte); sporcato le mani tra migliaia di vecchi dischi recuperati da stock di privati o da vecchie stazioni radiofoniche.
 
 
Quali sono stati i tuoi principali riferimenti musicali nella produzione dell'album?
Un marasma di produzioni oscure e di provincia degli anni ottanta provenienti da ogni parte del mondo. Musica realizzata e registrata con mezzi limitati nei piccoli studi, spesso destinata a circuiti non mainstream e molto probabilmente diffusa solo attraverso le radio locali. È quel tipo di suono imperfetto, ma autentico, che mi ha guidato durante la produzione dell'album.
 
 
Ci sono tracce che omaggiano specificamente artisti o generi, come "Sunset Breaker" che cita Ahmed Fakroun e Sade. Puoi parlarci del suo processo creativo, come hai iniziato a produrre questa traccia?
Mi piace molto mescolare generi e stili diversi. "Sunset Breaker" ha avuto una gestazione piuttosto lunga: la primissima bozza era poco più di un groove funk di batteria accompagnato da un giro di chitarra folk-rock con sfumature nordafricane. Col tempo, il brano si è trasformato, avvicinandosi a sonorità più vicine al reggae. È stato in quel momento che ho immaginato dei versi che potessero, anche solo in maniera indiretta, rendere omaggio a un'artista inarrivabile come Sade.
 
 
Quali sono le tue personali esperienze o ricordi della scena Disco anni '80, a Napoli?
Essendo nato nel 1983, le mie esperienze della scena disco locale passano per i tanti dischi che ho avuto la possibilità di scoprire e ascoltare grazie all'attività di Futuribile, il mio negozio specializzato in musica napoletana e italiana degli anni '70 e '80. Oltre, naturalmente, alle tante storie che nel tempo ho avuto la fortuna di ascoltare direttamente da protagonisti e testimoni dell'epoca.
 
 
Ti occupi anche delle lyrics dell'album e se sì, come si riflette questa componente nel tuo modo di produrre musica. Prima i testi o le musiche?
A volte è un coro che ti ritrovi a canticchiare a dare il là, altre volte è una base che diventa il punto di partenza e suggerisce un testo. Il mio è uno studio principalmente creativo, e sulla bozza è spesso necessario l'intervento di bassista, chitarrista e, ovviamente, della voce. Tutto ciò che riguarda il miglioramento definitivo e il missaggio viene poi realizzato nello studio di Raffaele (Arcella, in arte Whodamanny), con cui collaboro artisticamente da molto tempo.
 
 
Come vedi l'evoluzione della scena napoletana e il tuo contributo ad essa, soprattutto in relazione a una visibilità internazionale?
Il mio è un contributo del tutto naturale, che passa attraverso la proposta musicale dell'etichetta Periodica, distribuita a livello internazionale, e attraverso l'attività di Futuribile, che ogni anno accoglie numerosi stranieri e appassionati curiosi della scena locale. Tra divulgazione, scoperta e produzione, è un processo spontaneo che si inserisce in modo organico nell'evoluzione in corso.
 
 
Ci saranno remix tratti dall'album o sei già al lavoro su altri inediti?
Per una scelta etica non sono previsti remix di alcun tipo. Sì, sono già al lavoro su nuovi inediti e su alcune collaborazioni artistiche.
 
 
Se avessi una bacchetta magica, c'è un nome internazionale con cui vorresti collaborare?
Con Tommy Mandel, tastierista di Bryan Adams. 
 
 
Nightguide è molto attento alla scena dei club, dei concerti. C'è un aneddoto legato a un club o festival di Napoli e dintorni, del presente o del passato, che ti ha reso particolarmente orgoglioso della tua città?
Il live dei Pink Floyd a Pompei nel 1972 è un riferimento inevitabile: un evento unico, senza pubblico, che ha unito musica e patrimonio culturale in modo indelebile. Resta uno dei momenti più iconici legati al nostro territorio.
 





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