Ale Basciano cresce... e fa scatenare tutti
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26/01/2026 | lorenzotiezzi
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«Il mio scopo, quando sono sul palco come come DJ, non è certo suonare musica che piace solo a me. Voglio far scatenare il pubblico, far passare a tutti una bella serata, non stare inutilmente al centro della scena. Certo, se sono io il DJ guest, lo faccio volentieri... Ma mi piace molto anche aprire la serata ai top DJ. Da ognuno di loro, se riesco, 'rubo' qualcosa».
Incontrare Ale Basciano, 36 anni, può essere sorprendente. Non corrisponde affatto allo stereotipo del personaggio tv diventato DJ di successo, sempre sicuro di sé, alla conquista del mondo... ecco perché, forse, lo sta pian piano conquistando davvero. Per motivi musicali e di capacità sul palco, non certo per la sua fama in Italia.
«In Italia o all'estero, i DJ capaci guardano la pista e sanno coinvolgere le persone. Anzi devo dire che oggi far scatenare i ragazzi italiani non è affatto facile. Spesso vogliono soprattutto cantare le hit italiane del momento», racconta.
Negli ultimi cinque anni, Ale Basciano ha collezionato circa 500 date, ovvero più di due DJ set a settimana. In Italia si esibisce un po' dappertutto, ma la bella novità, come dicevamo, è che fa ballare sempre più spesso anche club e festival nel mondo. Circa 140 dei 500 DJ set degli ultimi anni li ha fatti all'estero, spesso dividendo il palco con superstar come Steve Aoki e Kaskade ed il brasiliano Alok. Nello scorso giugno, ha poi fatto ballare festival come Ultra Europe in Croazia, uno dei più importanti festival al mondo.
Come mai hai iniziato a suonare all'estero?
«Serata dopo serata, mi sono accorto che il mio sound in certi paesi piace molto. Credo dipenda dal mio background, che è pieno di elettronica. Ho iniziato a suonare come DJ mentre facevo il calciatore ed ero innamorato dell'hard style, che non è certo lontana dall'hard techno che oggi piace tanto. Allora andavo spesso a ballare in Versilia, ascoltando DJ fantastici, come Joy Kikitonti e Ricky Le Roy, Bruno Power, Maurizio Benedetta... accompagnati ovviamente dal compianto Franchino».
Non è facile, per chi non è una star, suonare nei top club americani
«I risultati, per me, stanno infatti arrivando pian piano. Ho firmato un contratto con un'agenzia importante, quella di di Regina Signorile, ma più che un punto d'arrivo è un punto di partenza. Intanto, negli ultimi mesi ho aperto e chiuso i set di diversi top DJ internazionali, artisti che sono stabilmente nelle prime posizioni della Top 100 di DJ Mag. Casualmente, il giorno del mio compleanno, ho aperto il set di Simone De Jano dei Meduza... Simon è italiano, ma non sapeva chi fossi e all'inizio si rivolgeva a me in inglese. E' stato proprio divertente».
In Italia sei un personaggio molto conosciuto. All'estero ancora no.
«Come dicevo, mi piace davvero essere parte di una serata in cui il ritmo inizia a salire pian piano e poi lascia spazio a un super DJ. Fare quella che noi del settore chiamiamo "apertura" può sembrare facile, ma non lo è affatto. Bisogna adattarsi, non esagerare e iniziare a far muovere la pista. E così, sera dopo sera, sto imparando molto».
Che obiettivi hai come DJ?
«Sto iniziando a creare mie tracce, con un team di produttori che stimo molto. E' una lunga strada, ma per adesso stiamo andando nella giusta direzione. Oggi le 'hit' nella scena elettronica sono davvero poche, ma lo scopo non è quello di arrivare per forza 'al numero uno'. Vorrei iniziare a crescere anche come produttore e far ballare anche con le mie tracce, tutto qui».
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